Tecniche miotensive a energia muscolare (MET): terapie manuali e ambito applicativo

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Tecniche miotensive a energia muscolare (MET): terapie manuali e ambito applicativo

Digitopressione imparare a conoscere tecnica e benefici di questa pratica tradizionale

Indice

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2023sab27mag(mag 27)09:00dom28(mag 28)17:30Corso HVLAColonna e articolazioni perifericheStudio Fisiotop Cuorgnè, via Torino, 3309:00 – 17:30 (28)

1. Introduzione

Nel corso Terapia manuale e tecniche miotensive verranno affrontate le Tecniche miotensive a energia muscolare (MET): terapie manuali e ambito applicativo.

Nel corso della sua attività, preceduta da un decennio di sperimentazione, Fisiotop ha sviluppato un progetto di studio mirato alla conoscenza e alla comprensione dei meccanismi di funzionamento del corpo umano e dei suoi movimenti.

In questa nostra analisi ci occupiamo di MET, le tecniche miotensive a energia muscolare che costituiscono una metodologia di diagnosi e trattamento manipolativo e, quando vengono applicate, provocano contrazioni isometriche del muscolo, allo scopo di allungarlo o aumentarne la flessibilità.

2. Tecniche miotensive a energia muscolare: le origini e lo sviluppo

Le MET (acronimo del termine inglese Muscle Energy Tecnique) sono tecniche osteopatiche specifiche che permettono ai terapisti manuali di lavorare sul corpo umano, con l’obiettivo di eliminare o correggere una condizione patologica (muscolare o articolare), oppure un problema di drenaggio.

In America le tecniche dell’energia muscolare vengono utilizzate sia nella medicina osteopatica, sia in campo fisioterapico; la loro introduzione in campo medico viene attribuita a un osteopata statunitense, Fred Mitchell, che ne descrisse le potenzialità terapeutiche già nel 1948.

In precedenza, altri studiosi avevano evidenziato l’incidenza delle disfunzioni dei tessuti molli sull’equilibrio strutturale globale e quanto fosse importante, per mantenere tale equilibrio, riportare nell’organismo una ottimale armonia fasciale, anche allo scopo di prevenire le recidive.

Sulla base dei suoi studi e di quelli degli altri scienziati, il dott. Mitchell si trovò ad elaborare un sistema diagnostico e terapeutico e lo presentò alla comunità medica osteopatica americana, che accolse con favore la novità, assegnando al “metodo Mitchell” un riscontro applicativo notevole che continua ancora oggi.

2.1 I riflessi muscolari relativi alla terapia miotensiva

Il principio alla base di questa tecnica prevede che si faccia pressione su punti del corpo ben precisi, sotto i quali scorrono i canali energetici dell’individuo. Traumi psicologici e stress psicofisico possono bloccare le energie all’interno dei meridiani, causando malesseri diffusi in tutto il corpo. Intervenendo attraverso una pressione specifica sui canali, l’energia vitale che contengono viene liberata: ciò aiuta a eliminare, o perlomeno a diminuire, sia sintomi e dolori fisici, sia malessere e disturbi psicologici ed emotivi.
Per quanto riguarda il trattamento dei dolori localizzati, acuti o cronici, la digitopressione si è rivelata efficace nel caso di problemi muscolari e post operatori. Attraverso questa tecnica si può ottenere sollievo anche per quanto riguarda mal di testa e stress. Infine, spesso vi ricorrono le donne in stato interessante, per ridurre le nausee mattutine tipiche dei primi mesi della gravidanza. In generale, si può dire che la digitopressione è adatta a tutti, perché agisce sul dolore generalizzato rilasciando le endorfine, che sono gli analgesici prodotti naturalmente dal corpo. Concludendo, non sono state individuate controindicazioni alla digitopressione, né effetti collaterali di sorta. L’unico campanello d’allarme prestare attenzione è la presenza di dolore: se il paziente lo avverte, meglio interrompere la terapia. Leggeri fastidi sull’area trattata e lividi leggeri sono, invece, assolutamente normali.

2.2 Gli organi coinvolti nella terapia con le MET

Di fatto, per realizzare l’allungamento di un muscolo si stimola un’attività apparentemente opposta, quella contrattile: in realtà, dopo una fase in cui si ritrae, il muscolo si rilassa e raggiunge una lunghezza nuova, che a riposo sarà maggiore di quella precedente all’applicazione della terapia.

Anche se la definizione delle MET fa diretto riferimento al tessuto muscolare, in realtà gli organi coinvolti nell’applicazione delle tecniche miotensive sono anche altri: in primo luogo, nelle dinamiche di intervento sulle fasce muscolari, un ruolo fondamentale viene svolto anche dagli “organi muscolo-tendinei del Golgi”, uno dei meccanismi neurologici deputati a intercettare il grado di tensione sviluppato da ogni muscolo.

Poiché nelle MET il trattamento mira a produrre la contrazione volontaria dei muscoli come una reazione alla controforza esercitata dall’operatore, gli organi tendinei del Golgi svolgono un’azione di protezione delle fibre muscolari quando si verifica una contrazione eccessiva.
Ma non solo: questi particolari recettori non si limitano a svolgere solo una funzione “di emergenza”, perché le loro innervazioni sensoriali monitorano costantemente i movimenti di stiramento, rallentando o impedendo le contrazioni muscolari quando vengono rilevate come eccessive o potenzialmente dannose.

3. Come e perché si usano le tecniche a energia muscolare

Nelle MET il paziente è il soggetto che genera la forza correttiva del muscolo, mentre il terapista svolge una funzione di controllo sullo svolgimento del processo di correzione; per questo motivo le tecniche miotensive a energia muscolare vengono classificate tra quelle “attive”, prevedendo una partecipazione diretta del paziente nel trattamento.

Esistono diverse applicazioni pratiche delle MET:

• in primo luogo, tali tecniche vengono usate per allungare un muscolo contratto, accorciato o in spasmo;

• sono molto efficaci negli stati congestizi e riducono gli edemi localizzati;

• in caso di ridotta mobilità, favoriscono il riposizionamento e la funzionalità dell’articolazione interessata dalla restrizione.

Il principale vantaggio delle MET consiste nella caratteristica che le contraddistingue come tecniche applicabili a qualsiasi articolazione dell’organismo, purché quest’ultima sia in grado di mobilizzarsi attraverso un’azione muscolare volontaria.
Al paziente può essere richiesta una quantità minima o massima di sforzo, la cui durata solitamente consiste in pochi secondi e, in qualche caso, addirittura in una frazione di secondo.

3.1 La rilevanza dei concetti di "barriera" e "punto neutro" nelle MET

In stretta correlazione con le tecniche che tendono a superare le restrizioni di mobilità vi è il concetto di “barriera” che, in osteopatia, indica il limite incontrato dal range di movimento di un determinato soggetto.

A questo proposito si distinguono diverse tipologie di barriere:

  • la barriera “fisiologica”, derivante la condizione delle articolazioni, propria del paziente;
  • la barriera “elastica”, che rappresenta il limite che l’operatore può far raggiungere al paziente;
  • la barriera “anatomica”, ovvero il limite che, se oltrepassato, causerebbe una lussazione dell’articolazione.

Altro concetto fondamentale nella mobilizzazione di un’articolazione è quello che interessa il cosiddetto “punto neutro”, che va considerato come iniziale quando si pianifica una terapia basata sulle tecniche miotensive.
Nel punto neutro la resistenza al movimento passivo è minima e, per questo, rappresenta la zona di equilibrio a cui fare riferimento per ottenere un risultato ottimale dall’applicazione delle MET.

3.2 Le principali tipologie di tecniche miotensive ad energia muscolare

All’interno della categoria delle MET si distinguono diverse metodiche di intervento: l’elemento distintivo principale di ognuna delle diverse tipologie di contrazione muscolare consiste nel punto dell’articolazione -o del muscolo- sul quale viene esercitata la forza dell’operatore.

– Tecnica isometrica

L’entità della forza esercitata dall’operatore è equivalente a quella del paziente (Fo=Fp) e il punto di applicazione della forza non rileva alcun movimento.
La tecnica miotensiva isometrica viene spesso utilizzata per la riabilitazione del bacino e si articola in contrazioni della durata di circa 8 secondi.

– Tecnica isotonica (o concentrica)

In questo caso, la forza esercitata dall’operatore è inferiore rispetto a quella del paziente (Fo< Fp): viene denominata anche “concentrica” perché, inibendo i muscoli antagonisti tende ad accorciare quelli agonisti e, di conseguenza, provoca un avvicinamento muscolare.
La tecnica miotensiva isotonica è specialmente indicata quando la terapia mira ad aumentare la forza e il tono muscolare, oppure quando si vuole ripristinare la mobilità di un arto o favorire il drenaggio di un edema.

  • Tecnica isocinetica (o isotonica piramidale)
    Viene applicata con resistenze crescenti (“piramidali”, appunto), richiedendo una sempre maggiore forza esercitata del paziente.
  • Tecnica isolitica (o isotonica eccentrica)
    Prevede una forza dell’operatore superiore a quella del paziente (Fo>Fp): essendo molto traumatica, viene utilizzata soprattutto per rompere le fibrosi e le resistenze.

4. Corso di terapia manuale e tecniche miotensive

Le tecniche miotensive a energia muscolare vengono utilizzate da professionisti in settori applicativi diversi, sia orientati a scopi prettamente terapici (come nel caso della chiropratica, dell’osteopatia o della fisioterapia, anche riabilitativa), sia nella preparazione atletica e nel campo dei massaggi.

In ognuno dei diversi segmenti applicativi sarà l’operatore a scegliere la tecnica di contrazione più idonea alla specifica necessità: per esempio, per mobilizzare un’articolazione è indicata la tecnica isometrica, in cui il livello di forza esercitato dall’operatore e dal paziente è identico e avviene attraverso contrazioni piuttosto rapide.
Per un lavoro di rinforzo, invece, è indicata la tecnica isotonica, il cui esito normale è quello di accrescimento del tono muscolare.

In linea di massima, le tecniche miotensive a energia muscolare vengono utilizzate per riequilibrare uno sbilanciamento dei muscoli antagonisti o per migliorare la mobilità delle articolazioni, ma spesso servono anche a migliorare la microcircolazione nel caso di edemi.

I terapeuti che praticano le MET devono, quindi, contare su una preparazione adeguata che permetta loro di scegliere il campo applicativo più idoneo per ognuna di esse.

A questo scopo, puoi seguire il corso MTMT, organizzato da Fisiotop Academy e dedicato ai professionisti del settore, che prevede formazione e aggiornamento, fornendo tutti gli strumenti nozionistici e pratici per acquisire i fondamenti delle tecniche miotensive.

 

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Cos’è la digitopressione, come si pratica e quali sono i suoi benefici?

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Cos'è la digitopressione, come si pratica e quali sono i suoi benefici?

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1. Introduzione

Nel corso Terapia manuale e tecniche miotensive verrà affrontata e praticata la digitopressione.

La digitopressione è una tecnica specifica volta a dare benessere psicofisico al paziente. Si basa sullo stesso principio dell’agopuntura, ossia sull’utilizzo di strumenti adatti a liberare l’energia bloccata nell’organismo affinché l’individuo possa usufruirne. Stimolando nel modo corretto precisi punti del corpo, si possono così ottenere vantaggi considerevoli e benefici a livello psico fisico. Tuttavia, per apportare risultati soddisfacenti è necessario conoscere a fondo la tecnica e i principi sui quali si basa. Il corso di digitopressione realizzato dagli specialisti di Fisiotop risponde a queste esigenze, preparando il professionista in maniera completa e approfondita.

2. Che cos'è la digitopressione e dove è nata

Come anticipato, la digitopressione ha fondamenti simili a quelli dell’agopuntura. La differenza principale tra queste tecniche è che, mentre l’agopuntura utilizza gli aghi per agire sul paziente, la digitopressione non richiede strumenti esterni al corpo dell’esperto che la pratica. Infatti, per praticarla si utilizzano mani, piedi e gomiti, che il terapista preme sui meridiani del corpo del paziente al fine di liberare le energie nel suo organismo. I meridiani sono punti stimolati anche nell’agopuntura e corrispondono a precise aree del corpo con i loro organi. Nel caso della digitopressione, quindi, gli aghi vengono sostituiti dalle dita o dai palmi delle mani.
La digitopressione è una tecnica con una lunga tradizione: nata in India quasi 8000 anni fa, tutt’oggi è una delle pratiche più comuni della medicina tradizionale cinese, anche se sta prendendo piede in Occidente grazie alla sua efficacia. Per questo motivo, molti fisioterapisti ed esperti in altri ambiti decidono di imparare come praticarla.

3. I benefici della digitopressione: accrescere il benessere fisico e psichico grazie al semplice tocco delle dita

Il principio alla base di questa tecnica prevede che si faccia pressione su punti del corpo ben precisi, sotto i quali scorrono i canali energetici dell’individuo. Traumi psicologici e stress psicofisico possono bloccare le energie all’interno dei meridiani, causando malesseri diffusi in tutto il corpo. Intervenendo attraverso una pressione specifica sui canali, l’energia vitale che contengono viene liberata: ciò aiuta a eliminare, o perlomeno a diminuire, sia sintomi e dolori fisici, sia malessere e disturbi psicologici ed emotivi.
Per quanto riguarda il trattamento dei dolori localizzati, acuti o cronici, la digitopressione si è rivelata efficace nel caso di problemi muscolari e post operatori. Attraverso questa tecnica si può ottenere sollievo anche per quanto riguarda mal di testa e stress. Infine, spesso vi ricorrono le donne in stato interessante, per ridurre le nausee mattutine tipiche dei primi mesi della gravidanza. In generale, si può dire che la digitopressione è adatta a tutti, perché agisce sul dolore generalizzato rilasciando le endorfine, che sono gli analgesici prodotti naturalmente dal corpo. Concludendo, non sono state individuate controindicazioni alla digitopressione, né effetti collaterali di sorta. L’unico campanello d’allarme prestare attenzione è la presenza di dolore: se il paziente lo avverte, meglio interrompere la terapia. Leggeri fastidi sull’area trattata e lividi leggeri sono, invece, assolutamente normali.

4. Tecniche e metodologie per praticare efficacemente la digitopressione

Attraverso questo corso di digitopressione, il futuro professionista imparerà ad applicare diversi metodi con cui il trattamento può essere somministrato. Oltre alla pressione esercitata con le dita su punti specifici del corpo e ai movimenti rotatori che ne seguono, si possono infatti utilizzare anche altre tecniche. Alcuni esempi sono l’agopuntura elettronica, che prevede di utilizzare un dispositivo elettronico al fine di individuare i canali energetici e stimolarli con precisione; oppure la moxibustione, che sostituisce la pressione delle dita sui punti specifici del corpo con il calore ottenuto tramite la combustione dei coni di artemisia o altri metodi naturali.

5. Dove si trovano i punti di pressione o meridiani sul corpo umano

Il corso per imparare a somministrare la digitopressione prevede anche l’insegnamento della mappa dei punti terapeutici sui quali applicare il trattamento. Sebbene in totale i punti di pressione siano diverse centinaia, i più utilizzati sono solo dieci, anche perché soltanto su questi è possibile premere con le dita o i gomiti in maniera efficace.
La pressione esercitata su ciascun meridiano è utile per curare sintomi diversi a seconda della zona del corpo in cui si trova. Ad esempio, il Terzo Occhio si trova sulla fronte e lavorare su di esso consente di ridurre emicrania e sinusite. Per risolvere i problemi di insonnia, i meridiani sui quali esercitare la pressione si trovano nelle vicinanze delle orecchie: lo Shen Men nella fossa triangolare, l’Amnian tra orecchio e mandibola. Vediamo adesso alcuni esempi di applicazione della digitopressione.

6. Curare il dolore alla cervicale utilizzando la digitopressione

I dolori e i fastidi cervicali sono estremamente diffusi e la digitopressione può aiutare a risolverli, anche quando altri metodi si sono rivelati inefficaci. Dato che i dolori alla cervicale derivano sia da cause fisiche, come la cattiva postura, che da cause psichiche, come l’essere sottoposti a lunghi periodi di stress, agire sui canali di pressione e i meridiani risulta essere efficace per ridurre i disturbi. In questo caso, i punti su cui il terapista agisce si trovano nella parte posteriore del collo, dalla base del cranio fino al muscolo trapezio.

7. Come la digitopressione può aiutare risolvere il mal di schiena

Come accade per i dolori alla cervicale e al collo, la cattiva postura può essere causa anche di forte mal di schiena. La pressione esercitata correttamente su punti quali la pianta del piede e il tallone rilassa i muscoli, riduce il dolore e favorisce una sensazione di relax.

8. Utilizzare la digitopressione sulle donne in gravidanza e sui neonati

La digitopressione è una tecnica universale che può essere utilizzata su qualunque individuo. Il corso digitopressione di Fisiotop permette di apprendere come applicare la tecnica anche su soggetti particolarmente delicati. Nel caso delle donne in gravidanza, esse scelgono di utilizzare la digitopressione per risolvere i problemi di nausea, per i quali si agisce con la stimolazione di alcuni punti energetici sul polso. Per quanto riguarda i neonati, invece, la digitopressione si è rivelata particolarmente efficace per risolvere i fastidi dati dalle coliche. In questo caso, le aree specifiche sulle quali esercitare la pressione delle dita, con più delicatezza di quanto si farebbe con un paziente adulto, si trovano sulla pancia, intorno all’ombelico.

9. Corso Terapia manuale e tecniche miotensive, la digitopressione: ideazione e organizzazione

l programma realizzato dall’azienda Fisiotop è incentrato sull’apprendimento delle principali tecniche attraverso cui effettuare la digitopressione e delle posizioni specifiche del corpo sulle quali agire per liberare energia, apportando benefici a livello fisico e psichico. Fisiotop è un’azienda moderna e in continuo aggiornamento, gestita da tre professionisti del settore sportivo e sanitario. Grazie ai loro diversi percorsi di formazione, gli specialisti di Fisiotop sanno venire incontro alle esigenze dei pazienti e degli altri professionisti mettendo in campo le loro conoscenze negli ambiti della fisioterapia, della posturologia e delle scienze motorie. Infatti, Fisiotop ha un’esperienza ormai decennale nel praticare e integrare i benefici di diverse tecniche, tra cui la massofisioterapia e la PNEI.
Attraverso le conoscenze trasmesse con il corso di digitopressione ideato da Fisiotop, specialisti del settore della fisioterapia o di altre discipline simili avranno l’occasione di accrescere le loro abilità, apprendendo le basi teoriche e l’applicazione pratica di una tecnica dalla lunga tradizione e di comprovata efficacia, utilizzata da migliaia di anni in tutto il mondo.

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Corso osteopatia e patologie temporomandibolari

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1. Introduzione

Nel corso Terapia manuale e tecniche miotensive verranno affrontate osteopatia e patologie temporomandibolari.

 

L’osteopatia può rivestire un ruolo molto importante nella cura delle patologie temporomandibolari.

Il professionista che ha seguito ad esempio uno specifico corso di massoterapia, può contribuire, infatti, insieme ad altri specialisti, a risolvere molti dei problemi legati a situazioni di anomalie nel funzionamento delle articolazioni temporomandibolari.

2. Cosa sono le articolazioni temporomandibolari

Le articolazioni temporomandibolari (ATM) sono situate su ciascun lato della mascella e uniscono mandibola all’osso temporale. In numero di due, si trovano su ciascun lato del viso, proprio davanti alle orecchie.

Queste articolazioni sono molto complesse: mentre si muovono, devono aprirsi, chiudersi, scorrere in avanti, da un lato all’altro e tutto in modo sincronizzato.

Un menisco separa la mandibola e l’osso del cranio impedendo l’attrito tra queste due superfici durante i movimenti della mascella e assorbendo l’enorme pressione generata durante la masticazione.

Quando tutti i componenti dell’ATM lavorano in armonia, si può masticare, parlare, sbadigliare senza problemi. Se c’è una mancanza di coordinazione tra le due articolazioni, il menisco può essere spostarsi o danneggiarsi impedendo il normale e armonioso funzionamento.

La gestione delle patologie disfunzionali dell’articolazione temporomandibolare si basa su una precisa diagnosi e su una strategia terapeutica multidisciplinare che include il chirurgo maxillo-facciale, il dentista, l’ortodontista e l’osteopata il cui ruolo può essere risolutivo.

3. Le cause delle patologie temporomandibolari

Per consentire l’apertura della bocca e il corretto funzionamento della mascella, l’ATM destra e sinistra devono lavorare contemporaneamente. Se il movimento di queste due articolazioni non è coordinato, il disco che separa la mascella inferiore dal cranio può muoversi e causare problemi. La lussazione dell’ATM può verificarsi se l’apertura della bocca viene eseguita troppo rapidamente o è forzata eccessivamente.

Inoltre, la tensione muscolare e il dolore intorno alle mascelle si verificano spesso a causa del lavoro eccessivo dei muscoli derivante dal serramento o dal digrignamento dei denti ( bruxismo ) causato da tensioni psicologiche.

Anche masticare una gomma in modo eccessivo o mordere con forza può affaticare l’ATM e causare dolore.

I disturbi dell’ATM possono comparire anche per motivi riscontrati meno frequentemente, ad esempio:

  • infortuni sportivi;
  • lesioni risultanti da un incidente automobilistico;
  • artrite;
  • alcune caratteristiche facciali congenite che causano disallineamento;
  • disturbi dentali, tra cui un’otturazione troppo alta, una deviazione dentale o lo spostamento di un dente dovuto alla precedente perdita di un altro dente;
  • ipermobilità (allentamento della mascella) derivante dall’allungamento dei legamenti che tengono insieme l’articolazione.

4. Sintomi e complicazioni delle patologie temporomandibolari

I sintomi comuni dei disturbi dell’ATM sono:

  • un clic o una sensazione di sfregamento quando si apre la bocca o durante la masticazione;
  • dolore lancinante nella parte anteriore dell’orecchio;
  • mal di testa che non rispondono alle consuete cure mediche;
  • blocco della mascella che ne rende difficile l’apertura;
  • dolore esacerbato applicando pressione sull’ATM quando la bocca è aperta.

Il dolore appare spesso solo su un lato del viso e talvolta può verificarsi vicino all’articolazione piuttosto che all’interno di essa. Il dolore e le contrazioni possono comparire al risveglio o durante e dopo un periodo di stress

5. I trattamenti appropriati: il ruolo dell'osteopata

Nella maggior parte dei casi in cui il soggetto è stato colpito da disturbi della mascella a seguito di un intervento odontoiatrico, il dentista risolverà il problema correggendo la cattiva occlusione.

Nel caso in cui il soggetto con una disfunzione della mandibola presenti una dentatura in buone condizioni, la causa del suo problema va rintracciata probabilmente in un problema meccanico che l’osteopata può trattare in uno o più interventi.

In questo contesto, l’osteopata diagnosticherà con grande attenzione:

  • la condizione e la mobilità delle articolazioni temporomandibolari e
  • la funzione o iperfunzione dei muscoli masticatori;
  • la mobilità delle vertebre cervicali;
  • la meccanica della deglutizione;
  • le tensioni muscolari e fasciali.

Quando tutti questi punti vengono diagnosticati, viene attuato un trattamento manuale, volto a ripristinare un equilibrio funzionale ottimale a livello articolare, tissutale e cranico.

Ripristinare una mobilità soddisfacente molto spesso ridurrà o eliminerà il dolore riscontrato a livello mandibolare. Durante il trattamento possono talvolta essere utilizzate tecniche intraorali (con adeguate apparecchiature igieniche) in aggiunta al trattamento osteopatico classico.

Tuttavia, in particolare nel caso di disturbi dell’occlusione dentale o patologie associate, possono essere necessarie cure multidisciplinari in associazione con un dentista, un ortodontista, uno stomatologo, un fisioterapista o anche un logopedista.

6. L'osteopata per ripristinare l'equilibrio

La mandibola è fondamentale per mantenere l’equilibrio posturale, in quanto è direttamente collegata alla colonna vertebrale, attraverso strutture legamentose o muscolari.

Questo è il motivo per cui sempre più ortodontisti consigliano un follow-up osteopatico in caso di apparecchio ortodontico. Infatti, l’installazione di un dispositivo provoca una trazione sulla mascella con conseguenze per tutte le strutture ad essa collegate, rischiando di sconvolgerne l’equilibrio.

Il minimo squilibrio posturale può causare disturbi dell’ATM. Il ruolo dell’osteopata sarà, quindi, quello di stabilire i collegamenti tra le diverse cause organiche o funzionali che possono portare a una frattura della mascella e trattarle in modo efficace.

7. Come l'osteopata tratta le patologie temporomandibolari

Bisogna tener presente che le contratture muscolari a livello di articolazioni temporomandibolari non sono assolutamente rare. L’osteopata opportunamente formato da corsi specializzati, potrà lavorare sui muscoli masseteri e temporali che consentono di stringere i denti durante la masticazione.

L’osteopata lavorerà anche sui muscoli pterigoidei (responsabili dei movimenti laterali), la lingua e i muscoli del collo che si adattano alla mascella, esercitando tecniche di stretching, supporto riscaldante e tecniche neuro-muscolari per normalizzare le tensioni.

Lo specialista dovrà occuparsi anche dell’articolazione della mandibola, con tecniche di rilassamento e compressione che interesseranno anche i tessuti circostanti, e del disco articolare.

8. Trattamenti osteopatici per ogni problema di ATM

L’osteopata allevia i vari dolori legati alle articolazioni temporomandibolari mediante tecniche di compressione, stretching e riscaldamento.

8.1. Bruxismo o digrignamento dei denti

Lo stress o il sovraccarico psico-emotivo possono essere la causa di disturbi legati alla mascella che si manifestano con la comparsa di un fenomeno involontario noto come bruxismo.

Il bruxismo o il digrignamento dei denti si verifica di solito durante la notte durante il sonno. Può alterare la condizioni dei denti e causare disfunzioni nei muscoli del viso, del collo, delle spalle che sono direttamente collegati alla mascella.

Per alleviare e far scomparire il bruxismo, l’osteopata lavorerà questi muscoli in modo da alleviare, rilassare e rilasciare le tensioni presenti in essi. Tratterà anche le tensioni che si sono accumulate altrove in altre parti del corpo.

8.2. Ortodonzia e occlusioni dentali

Per oclusione dentale si intende la chiusura perfetta tra le arcate dei denti. Quando un’occlusione non è normale, si parla di malocclusione.

Le malocclusioni possono causare problemi come allentamento dei denti, disfunzione dell’ATM, mal di testa, emicrania o dolore posturale.

Ortodonzia e osteopatia consentono di lavorare in parallelo sui problemi di occlusione dentale. Intervenendo contemporaneamente o prima dell’inizio del trattamento ortodontico, l’osteopatia prepara tutto il corpo al riequilibrio. Un lavoro in tal senso viene svolto in particolare per la bocca e la lingua che risentono direttamente della presenza di un dispositivo odontoiatrico.

8.3. Dolore muscolare e posturale

La mascella è coinvolta nel sistema posturale del corpo: partecipa praticamente al mantenimento della postura del corpo. Una disfunzione o un’eccessiva mobilizzazione della mandibola possono quindi avere ripercussioni nel resto del corpo: mal di schiena, torcicollo, vertigini, reflusso acido.

Queste ripercussioni sono dovute a un semplice meccanismo del corpo: l’adattamento. Il corpo ha la capacità di regolare e adattarsi quando incontra una disfunzione. Ciò porta a una modifica della postura che mobiliterà altre strutture del corpo per consentire loro di gestire l’adattamento. Questa compensazione provoca una reazione a catena che crea altre sollecitazioni nel resto del corpo.

Le disfunzioni possono avere ripercussioni anche su tutti i muscoli, tendini, nervi e articolazioni. Ad esempio, l’ipertonia della mascella può portare a tensione nel collo o nelle spalle provocando affaticamento muscolare e dolore al collo, alle spalle o al braccio.

Utilizzando tecniche appropriate, l’osteopata cercherà di allentare la tensione nella mascella, permettendo al corpo di equilibrarsi e migliorando la sintomatologia dolorosa e ripristinando l’equilibrio di tutto il corpo.

9. Fisiotop ti offre il corso giusto per diventare specialista delle patologie temporomandibolari

L’osteopata è una medicina di prima linea che agisce su tutto il corpo nella sua interezza. La complessità della mascella rende l’osteopata il terapeuta d’elezione che può definire la causa dei disturbi e lavorare con le sue mani per bilanciare le tensioni del corpo responsabili del dolore.

Fisiotop ti offre la possibilità di perfezionare le tue tecniche di manipolazione per affrontare e risolvere i problemi relative alle patologie temporomandibolari.

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Corso Terapia Manuale e Tecniche Miotensive MTMT

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Corso Terapia Manuale e Tecniche Miotensive MTMT

L’utilizzo delle mani come strumento terapeutico è uno dei punti di forza del metodo Fisiotop

Indice

2022sab12nov(nov 12)09:00dom13(nov 13)17:30Corso MTMTTerapia manuale e tecniche miotensiveStudio Fisiotop Cuorgnè, via Torino, 3309:00 – 17:30 (13)

2023sab11feb(feb 11)09:00dom12(feb 12)17:30Corso MTMT / SOLD OUTTerapia manuale e tecniche miotensiveStudio Fisiotop Cuorgnè, via Torino, 3309:00 – 17:30 (12)

2023sab08apr(apr 8)09:00dom09(apr 9)17:30Corso MTMTTerapia manuale e tecniche miotensiveStudio Fisiotop Cuorgnè, via Torino, 3309:00 – 17:30 (9)

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1. Introduzione

Il nostro corso di formazione prendere in esame i principali approcci di terapia manuale e di tecniche miotensive di concezione osteopatica.
L’obiettivo del corso è di fornire all’operatore gli strumenti pratici di valutazione (stato di salute dei tessuti), scelta e gestione delle tecniche (intensità, dosaggio) di terapia manuale a lettino.
La tecnica sarà sempre preceduta dal bilancio analitico della zona da trattare e da un ragionamento clinico rispettoso della situazione del paziente.
Durante le due giornate di formazione verrà proposto il metodo di lavoro FISIOTOP, sperimentato con successo negli ultimi 10 anni, che

Corso terapia manuale e tecniche miotensive MTMT 08
Corso terapia manuale e tecniche miotensive MTMT 07

prevede la successione di tecniche di digitopressione (statica e dinamica), individuazione e trattamento dei trigger point, massaggio trasverso profondo e successivamente le tecniche miotensive sui principali fasci muscolari.
Verrà inoltre proposta una parte di clinica generale sulle principali patologie muscoloscheletriche proponendo la nostra successione tarapeutica su lombalgie croniche (sindrome del piriforme), cervicalgie (cervicobrachialgie), disfunzione temporomandibolare (bruxismo) e discinesia scapolo omerale (cuffia dei rotatori).
Sarà un bella occasione per far chiarezza su come utilizzare la terapia manual con sicurezza ed efficacia sul paziente e per far pratica su quel che spesso è un punto debole di molti operatori del settore.

2. Programma Terapia manuale e tecniche miotensive Sabato/Domenica

  • Breve introduzione teorica sul metodo Fisiotop e sull’utilizzo dei diversi approcci di terapia manuale (massoterapia, digitopressione, tecniche miotensive, utilizzo di strumenti percussioni/vibrazioni/coppette) e sulla capacità di scelta della tecnica.
  • Cenni di osservazione e valutazione dal corso PAT per dar logica all’iter terapeutico che si andrà a proporre al paziente
  • Pratica di individuazione e trattamento trigger point, digitopressione statica e dinanica, scollamenti tissutali e trazioni fasciali, tecniche miotensive delle seguenti regioni: regione cervicale Atm (intrabuccali ed esterne) regione toracica e spalla (scapola, cuffia dei rotatori) arto superiore regione lombare arto inferiore
  • simulazione pratica di gestione del paziente con: lombalgia cronica (sindrome del piriforme) cervicalgia e cervicobrachilagia bruxismo (ATM) discinesia scapolomerale (cuffia dei rotatori)

3. Info e costi MTMT Terapia manuale e tecniche miotensive

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